retr[o]gaming 1 – Max Payne

“Lo spettacolo non mi piacque fin dall’inizio… anche se mi avevano dato un posto in prima fila.”

Il successo dei videogiochi si sa è dettato da diversi fattori. La grafica, la giocabilità, la trama, sono molti i termini di giudizio che possono promuovere o stroncare le produzioni videoludiche. Negli ultimi anni la tendenza si è spostata sui primi due fattori. C’era un tempo però (tanto tanto tempo fa) in cui la trama, la narrazione, il sonoro, contavano molto di più di tutto il resto. Era il tempo di Half Life, era il tempo delle storie, in cui si poteva essere narratori o semplici ascoltatori. A differenza delle normali storie però, nei videogiochi si può partecipare attivamente e non solo con la fantasia. C’è chi in passato ha definito i videogiochi come un’arte. Se dovessi portare un’esempio per questa affermazione sceglierei sicuramente Max Payne.

Chi ha giocato a Max Payne sa bene che non si tratta di un normale videogame. Si potrebbe definirlo come un prodotto a sè stante, una categoria completamente nuova di cui solo lui fa parte. La storia inizia in inverno nella città della Grande Mela, rigida e fredda come ciò che avviene al suo interno. Il protagonista è sulla cima di un grattacielo, circondato da forze di polizia..

“Erano tutti morti. L’ultimo colpo fu come un punto esclamativo a chiusura di quello che era successo. Allentai la presa sul grilletto. Era tutto finito.”

Come in tante altre storie si comincia dalla fine, per poi tornare indietro e scoprire cosa è successo. Max ha realizzato il sogno americano, lavora per la polizia, ha una bella casa e una bella famiglia; come in ogni sogno però il passo per diventare un incubo è sempre fin troppo breve. Quando un gruppo di tossicodipendenti, sotto l’effetto di una droga chiamata Valchiria, distrugge la sua famiglia lasciando solo una lunga scia di sangue a Max non resta che giocare le sue carte per ottenere la verità e la vendetta.

Raccontata così sembrerebbe quasi la trama di un film di seconda mano ma la narrazione in pieno stile romanzo Noir rende il tutto decisamente accattivante. Se a questo poi aggiungiamo un’ottima grafica (eccellente per l’epoca, il motore era lo stesso utilizzato per il noto benchmark 3dMark 2001) e l’introduzione per la prima volta del bullet-time (ovvero la possibilità di rallentare l’azione in pieno stile Matrix), il risultato diventa sublime. Le scene di intermezzo tra i vari livelli non sono raccontate da filmati, bensì da dei fumetti realizzati egregiamenti che non creano distacco ma anzi, riescono ad unire il tutto grazie anche ad un’ottima narrazione vocale.

Ma è l’ambientazione, unita ad uno dei personaggi più carismatici che il mondo videoludico abbia mai conosciuto a consacrare Max Payne. “Leggendo” i fumetti e le frasi di Max non si può non apprezzare il sarcasmo e l’ironia delle riflessioni personali del protagonista. Alcune sono davvero fantastiche e non sfigurerebbero nemmeno di fronte a produzioni narrative di alto livello (una di queste è la frase del mese nel mio blog). Anche il sonoro fa la sua bella figura, le musiche sono evocative e il doppiaggio (caso raro) è ben fatto e aiuta a costruire il carattere e la personalità dei personaggi. Del gioco esiste anche un seguito (Max Payne 2: The Fall of Max Payne) che ha riscosso un ottimo successo, se volete sapere come continua la storia non dovete perderlo.

Max Payne insomma è uno di quei “viaggi” che difficilmente si dimenticano, è uno di quei pochi “film interattivi” riusciti, un videogioco allo stato dell’arte o ,meglio ancora, arte fatta videogioco (permettetemi il gioco di parole!). Se ve lo siete perso è arrivato il momento di provarlo, se invece già lo avete giocato, forse è ora di rispolverarlo da quello scaffale. Non ve ne pentirete 😉

PS: Il 17 ottobre 2008 sarebbe dovuta uscire nelle sale la trasposizione cinematografica diretta da John Moore (direttore di Behind Enemy Lines). A quanto pare però un disguido con la Fox ha rinviato il tutto a data da destinarsi. Sembra che i diritti non siano più disponibili, il film uscirà comunque prenderà solo ispirazione da Max Payne. D’altro canto la recente “conversione” di Hitman è stata un fiasco, quindi la mia speranza è che non venga rovinato anche il personaggio del povero Max: non se lo merita!

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6 Risposte to “retr[o]gaming 1 – Max Payne”

  1. Video Drive Blog » retr[o]gaming 1 - Max Payne Says:

    […] valdiviamario: […]

  2. TheDarkSlayer Says:

    bel post
    è vero, comprandolo mi aspettavo un banale sparattutto di ottima qualità, invece è un’opera complessa, tecnicamente ottima, incredibilmente profonda e stilisticamente eccelsa.
    max poi ha una personalità tutta particolare ed interessante…

  3. raz3r Says:

    Condivido il tuo parere, purtroppo quando uscì Max Payne ero troppo giovane per poterlo apprezzare appieno, così come tanti miei coetanei ^^

  4. TheDarkSlayer Says:

    avevo 10 anni io XD
    però l’ho giocato dopo!

  5. Max Payne o Payne and Redemption? « r a z 3 r ! Says:

    […] Payne o Payne and Redemption? Come vi avevo annunciato qualche settimana fa in questo post, è in lavorazione Max Payne, film tratto dall’omonimo capolavoro videoludico. A quanto pare […]

  6. Cinema: Max Payne « r a z 3 r ! Says:

    […] ha avuto modo di leggere il blog ricorderà che ne ho già parlato in passato, sia del film che del videogioco stesso. Sabato prossimo sarò al cinema per gustarmi la pellicola e raccontarvi le miei […]

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