Call of Duty: World at War, Action Figures

Luglio 4, 2008 by raz3r

Il quinto capitolo della nota saga di Call of Duty ovvero World at War è stato annunciato, ed è ormai nella nostra wishlist di Natale da tempo (perlomeno è nella mia!). Activision però sembra voler ricavare il più possibile da questo franchise che insieme a Guitar Hero sta facendo la fortuna della nota azienda statunitense. Un Call of Duty all’anno evidentemente non bastava! Ecco quindi che dopo le Action Figures di Guitar Hero arrivano quelle di Call of Duty: World at War. Che sia davvero arrivata l’ora per Activision di darsi ai giocattoli?

Fonte: Clanbase

retr[o]gaming 1 - Max Payne

Giugno 23, 2008 by raz3r

“Lo spettacolo non mi piacque fin dall’inizio… anche se mi avevano dato un posto in prima fila.”

Il successo dei videogiochi si sa è dettato da diversi fattori. La grafica, la giocabilità, la trama, sono molti i termini di giudizio che possono promuovere o stroncare le produzioni videoludiche. Negli ultimi anni la tendenza si è spostata sui primi due fattori. C’era un tempo però (tanto tanto tempo fa) in cui la trama, la narrazione, il sonoro, contavano molto di più di tutto il resto. Era il tempo di Half Life, era il tempo delle storie, in cui si poteva essere narratori o semplici ascoltatori. A differenza delle normali storie però, nei videogiochi si può partecipare attivamente e non solo con la fantasia. C’è chi in passato ha definito i videogiochi come un’arte. Se dovessi portare un’esempio per questa affermazione sceglierei sicuramente Max Payne.

Chi ha giocato a Max Payne sa bene che non si tratta di un normale videogame. Si potrebbe definirlo come un prodotto a sè stante, una categoria completamente nuova di cui solo lui fa parte. La storia inizia in inverno nella città della Grande Mela, rigida e fredda come ciò che avviene al suo interno. Il protagonista è sulla cima di un grattacielo, circondato da forze di polizia..

“Erano tutti morti. L’ultimo colpo fu come un punto esclamativo a chiusura di quello che era successo. Allentai la presa sul grilletto. Era tutto finito.”

Come in tante altre storie si comincia dalla fine, per poi tornare indietro e scoprire cosa è successo. Max ha realizzato il sogno americano, lavora per la polizia, ha una bella casa e una bella famiglia; come in ogni sogno però il passo per diventare un incubo è sempre fin troppo breve. Quando un gruppo di tossicodipendenti, sotto l’effetto di una droga chiamata Valchiria, distrugge la sua famiglia lasciando solo una lunga scia di sangue a Max non resta che giocare le sue carte per ottenere la verità e la vendetta.

Raccontata così sembrerebbe quasi la trama di un film di seconda mano ma la narrazione in pieno stile romanzo Noir rende il tutto decisamente accattivante. Se a questo poi aggiungiamo un’ottima grafica (eccellente per l’epoca, il motore era lo stesso utilizzato per il noto benchmark 3dMark 2001) e l’introduzione per la prima volta del bullet-time (ovvero la possibilità di rallentare l’azione in pieno stile Matrix), il risultato diventa sublime. Le scene di intermezzo tra i vari livelli non sono raccontate da filmati, bensì da dei fumetti realizzati egregiamenti che non creano distacco ma anzi, riescono ad unire il tutto grazie anche ad un’ottima narrazione vocale.

Ma è l’ambientazione, unita ad uno dei personaggi più carismatici che il mondo videoludico abbia mai conosciuto a consacrare Max Payne. “Leggendo” i fumetti e le frasi di Max non si può non apprezzare il sarcasmo e l’ironia delle riflessioni personali del protagonista. Alcune sono davvero fantastiche e non sfigurerebbero nemmeno di fronte a produzioni narrative di alto livello (una di queste è la frase del mese nel mio blog). Anche il sonoro fa la sua bella figura, le musiche sono evocative e il doppiaggio (caso raro) è ben fatto e aiuta a costruire il carattere e la personalità dei personaggi. Del gioco esiste anche un seguito (Max Payne 2: The Fall of Max Payne) che ha riscosso un ottimo successo, se volete sapere come continua la storia non dovete perderlo.

Max Payne insomma è uno di quei “viaggi” che difficilmente si dimenticano, è uno di quei pochi “film interattivi” riusciti, un videogioco allo stato dell’arte o ,meglio ancora, arte fatta videogioco (permettetemi il gioco di parole!). Se ve lo siete perso è arrivato il momento di provarlo, se invece già lo avete giocato, forse è ora di rispolverarlo da quello scaffale. Non ve ne pentirete ;)

 

PS: Il 17 ottobre 2008 sarebbe dovuta uscire nelle sale la trasposizione cinematografica diretta da John Moore (direttore di Behind Enemy Lines). A quanto pare però un disguido con la Fox ha rinviato il tutto a data da destinarsi. Sembra che i diritti non siano più disponibili, il film uscirà comunque prenderà solo ispirazione da Max Payne. D’altro canto la recente “conversione” di Hitman è stata un fiasco, quindi la mia speranza è che non venga rovinato anche il personaggio del povero Max: non se lo merita!

L’era del multiplayer?

Giugno 22, 2008 by raz3r

Sono passati ben dieci anni dall’uscita di Half Life, uno dei primi grandi capolavori della storia videoludica. Da allora i videogiochi e il mondo che li circonda sono cambiati, le nuove innovazioni grafiche e tecnologiche (come il motore grafico di Crysis o il rivoluzionario sistema di controllo della Nintendo Wii) hanno permesso di dare vita a prodotti spettacolari capaci di sconfiggere anche i blockbuster del mercato musicale e cinematografico come nel caso del recente Grand Theft Auto IV.
 
Eppure tutto questo sembra destinato ancora una volta a cambiare. L’avvento di Internet e delle console di nuova generazione ha introdotto nuove possibilità che hanno riscosso non poco successo negli ultimi due anni. Stiamo parlando del netgaming, delle community di videogiocatori che si incontrano per dialogare, discutere del proprio gioco preferito o semplicemente giocare insieme. La semplicità di utilizzo di piattaforme come Xbox Live o Playstation Network ha di fatto consentito a un numero sempre più grande di persone di partecipare al gioco online.

Pochi giorni fa mi sono imbattuto in un’intervista a Phil Harrison, direttore di Atari, riguardo l’uscita del suo nuovo capolavoro, ovvero Alone in the Dark. Phil parlando del gioco, ha espresso le sue perplessità riguardo il futuro dei giochi sngle player. Riguardo le voci che danno Alone in the Dark come ultimo grande gioco single player di Atari, Phil ha infatti confermato la sua opinione detta tempo fa aggiungendo che non si tratta solo di Atari ma di un processo che con molta probabilità coinvolgerà l’industria intera dei videogiochi.

“I just don’t think consumers want to be playing games that don’t have some kind of network connectivity to them, or some kind of community embedded in them, or some kind of extension available through downloadable content.”

La risposta (secca oserei dire) di Ben Mattes (producer di Prince of Persia) non è tardata ad arrivare:

“…there are things you can do in a carefully crafted single player game - experiences you can create, emotions you can elicit and magnitudes of engaging the player - that you’re not going to reproduce in the uncontrolled environment of multiplayer.”

Il single player insomma ha ancora molto da offrire. Produzioni recenti come Bioshock o Half Life 2 lo dimostrano perfettamente. Resta comunque l’idea che i presupposti per un evoluzione ci siano, basta vedere il successo dei DLC (ovvero il download di contenuti aggiunti o espansioni) e degli Achievements di Microsoft: una volta finito un gioco si può ancora “ampliare” l’esperienza. Il mercato ovviamente lo fa l’utenza, si adatta alle esigenze della community (chi ha parlato di community?). Viene spontaneo chiedersi se esista una voce comune in grado di riassumere il pensiero di tutti i videogiocatori. La risposta purtroppo è negativa; a mio modo di vedere il mondo dei videogiocatori è il più vasto e diversificato che ci possa essere. Serve un punto di incontro, un’industria flessibile in grado di creare IL videogioco.

Test Drive Unlimited di Atari, è stato il primo M.O.O.R. (Massively Open Online Racing). Anche la parte single player del gioco era completamente integrata con la modalità online.

E qui forse Phill Harrison ha ragione. Serve una “community”, un luogo di ritrovo dove poter raccogliere le opinioni, le critiche e i commenti dei videogiocatori. Se tutto questo fosse integrato nel gioco non sarebbe fantastico? Io personalmente penso di si. E’ chiaro che il mondo videoludico è spezzato tra chi preferisce i livelli solitari di Max Payne e chi i massacri online di CounterStrike: Source. E’ come il binomio del bene e del male, del bianco e del nero, del single player e del multi player insomma. Citando un vecchio proverbio la verità sta nel mezzo. Ognuna di queste parti ha parecchio da offire. Personalmente vedo l’unione tra single player e multi player come connubio perfetto per il futuro. Atari ci ha già provato con Test Drive Unlimited e il risultato è stato sublime. Il mercato videoludico è in fermento più che mai, i prossimi anni segneranno una svolta fondamentale, non ci resta che aspettare! Io intanto tra una “pcw” e l’altra vado a giocarmi Bioshock ;)